![]() | Marco Musuro |
Il mio intervento affronta alcuni aspetti dell’attività editoriale di Marco Musuro, sul quale sto preparando una monografia per Europa Humanistica. Intendo scegliere alcuni esempi utili per analizzare la storia del testo delle edizioni curate dall’umanista e la sua biografia scientifica. Intendo trattare i due aspetti congiuntamente perché nel caso di Musuro (come di altri umanisti) il primo momento della ricerca consiste nell’appurare quali edizioni siano state effettivamente curate da lui e a quali edizioni egli abbia collaborato. Musuro - è noto - fu il principale collaboratore di Aldo Manuzio nel settore delle edizioni greche. Un gran numero di edizioni aldine gli sono state attribuite perché in esse sono presenti uno o più epigrammi da lui composte, sebbene venga ammesso ormai da tempo che questo non rappresenti un criterio sufficiente per l’attribuzione, né nel caso di Musuro, né in quello di altri collaboratori di Aldo. Sulla base della presenza di epigrammi gli studiosi gli hanno attribuito ad esempio l’edizione del Dizionario greco-latino del 1497 (ossia la riedizione del dizionario di Crastone) e quella del poema Ero e Leandro dello Pseudo-Museo. Orbene, nel primo caso, non esiste alcun elemento concreto e determinante che permetta di attribuire in maniera certa la revisione del Crastone a Musuro : l’attribuzione, benché non possa essere esclusa, resta ancora da provare. Nel secondo caso, al contrario, gli indizi che riguardano le fonti manuscritte utilizzate lasciano pensare che Musuro abbia effettivamente avuto un ruolo nell’edizione del poema in questione. La maniera di lavorare caratteristica della stemperia aldina è un elemento da prendere in considerazione : spesso si trattava di un lavoro d’équipe, in un senso duplice. Talvolta, in effetti, il lavoro era diretto da un editore capo, aiutato da altri filologi che si occupavano di parti complementari (ad esempio dei glossari , delle liste di emendamenti, ecc.). Musuro ha in tal modo collaborato, nella redazione di parti complementari, all’edizione aldina di Stazio (1502) e a quella delle Epistole di Cicerone (1513), e forse ad altre ancora. Ma era anche possibile che il lavoro d’edizione fosse diviso tra più collaboratori eventualmente coordinati da un editore capo : si suppone che questo sia il caso dell’edizione dei Moralia di Plutarco (1509), alla quale sembra che Musuro abbia ugualmente preso parte.
È nota a tutti l’importanza delle prefazioni delle edizioni antiche, le quali danno informazioni talora indispensabili sulla storia del testo e la genesi editoriale di un’opera. Bisogna tuttavia leggere questi testi molto attentamente, prendendo in considerazione la loro complessità e decifrando il senso nascosto delle allusioni e delle immagini. Questo aspetto sarà illustrato da un esempio preso dall’edizione aldina di Aristofane (1498) curata da Musuro.
Infine verranno toccati alcuni aspetti più strettamente legati alla monografia su Musuro per Europa Humanistica, illustrando quale strutturazione si intende dare al lavoro, al fine di mettere in rilievo in particolare ciò che concerne la storia del testo e la sua ricezione.
